Ranieri
Cancedda
Ingegneria dei tessuti, biotecnologia che trasforma la chirurgia
Ritratto ed intervista esclusiva
E' il presidente della European Tissue Engineering Society,
la società scientifica che riunisce i ricercatori europei attivi
nel campo dell'Ingegneria dei tessuti, e uno tra i più importanti
ricercatori italiani di questa interessante branca della biotecnologia
che, già adesso, sta rivoluzionando la chirurgia tradizionale
rispetto a come siamo abituati a conoscerla.
L'Ingegneria dei tessuti si occupa di studiare la rigenerazione
in vitro di organi o parti di organi a partire anche da singole
cellule umane prelevate dal paziente stesso, permettendo un salto
di qualità inimmaginabile alla chirurgia.
Sino ad oggi, infatti, i surrogati di organi e tessuti a disposizione
del chirurgo si sono dimostrati, se pure utili, abbastanza insoddisfacenti.
Le protesi meccaniche per gli arti, per quanto perfezionate, possono
eseguire solo movimenti ben lontani da quelli dell'arto originario.
La chirurgia ricostruttiva degli organi, poi, è alquanto
limitata dal fatto di essere costretta a utilizzare tessuti prelevati
sì dal corpo del paziente ma non perfettamente adatti alla
funzione dell'organo da sostituire.
Quanto ai trapianti, la scarsità di donatori e i limiti
legati al rigetto sono inconvenienti che difficilmente verranno
superati con l'entrata in scena degli animali transgenici, modificati
geneticamente per ottenere organi compatibili con l'uomo.
L'ingegneria dei tessuti, assomma le conoscenze acquisite dalla
biotecnologia riguardo alla possibilità di prelevare cellule
dal corpo umano, farle vivere e moltiplicare in coltura per ricostruire
tessuti e organi e permettere al chirurgo il loro reimpianto nel
corpo del paziente in sostituzione di quelli malati o danneggiati.
In sintesi, si tratta di costruire un'impalcatura che abbia la
forma dell'organo da sostituire e sia composta di materiale riassorbibile
dall'organismo, su cui seminare le cellule umane che, riproducendosi
gradualmente vadano a ricoprirla e a formare il tessuto specifico
dell'organo, affinché il chirurgo possa poi reimpiantarla.
Una cosa in realtà ben lontana da qualunque facile fantasia
di "pezzi di ricambio usa e getta" o di "uomini
bionici", fatta delle difficoltà che incontrano ogni
giorno il biologo e il chirurgo nel loro paziente lavoro fatto
di piccoli gesti e di piccoli progressi dal grande significato
però per la qualità della vita del paziente.
Se infatti gli esperimenti in questo campo sono iniziati più di
vent'anni fa solo di recente il livello raggiunto ne ha potuto
permettere i primi concreti impieghi in sala operatoria.
Il primo tessuto ottenuto con l'ingegneria tessutale è stato
storicamente l'epidermide, perché il più semplice
da ricostruire avendo una struttura praticamente bidimensionale
anziché tridimensionale come per esempio un vaso sanguineo.
Vent'anni fa l'allora direttore del dipartimento di Biologia cellulare
e molecolare dell'Università di Harvard a Boston, Howard
Green, partendo da un centimetro quadrato di pelle del paziente,
sviluppò un metodo per ottenere in tre o quattro settimane
un paio di metri quadrati di epidermide.
Da allora dovettero passare ben dieci anni prima che la tecnologia
ideata da Green uscisse dal laboratorio e diventasse un metodo
a disposizione dei chirurghi per curare gli ustionati in cui la
grande estensione delle ustioni non permette di prelevare pelle
da altre parti del corpo per ricoprire le lesioni.
Se numerose sono le tipologie di tessuti alla cui riproduzione
stanno lavorando ricercatori e industrie di tutto il mondo specializzate
nella produzione di "impalcature" e nella riproduzione
dei campioni di tessuto, allo stato attuale l'ingegneria dei tessuti
già mette a disposizione dei chirurghi soluzioni per la
riproduzione di cute di pazienti ustionati o con ulcere della pelle,
e della cartilagine articolare del ginocchio per pazienti che ne
hanno subito lesioni.
E in tempi non lunghissimi dovrebbero essere disponibili metodi
di coltura di vasi sanguinei per by-pass e di piccole porzioni
di osso.
Il fatto che Ranieri Cancedda sia presidente della società scientifica
che riunisce i ricercatori europei di questo settore non è un
caso isolato. L'Italia vanta infatti oltre a lui un numero significativo
di ricercatori di alto livello nel campo dell'ingegneria dei tessuti
e una realtà industriale impegnata nella produzione delle "impalcature" su
cui far crescere i tessuti, riconosciuta come tra le più importanti
in Europa.
Alla ricostruzione di cartilagine e osso lavora proprio Cancedda
a Genova dopo essersi per lungo tempo occupato della pelle umana.
Attivo con il suo laboratorio all'interno di un centro per la
cura dei tumori (l'IST di Genova), da sempre Cancedda ha mostrato
una spiccata sensibilità di clinico per il drammatico bisognio
di tessuti da utilizzare nella chirurgia ricostruttiva su questi
pazienti spesso "consumati" dalla malattia; facendo crescere
le competenze del centro relativamente alla ricostruzione della
pelle e di altri epiteli umani come quello del cavo orale, dell'uretra
e della cornea e offrendo un fondamentale supporto ai chirurghi
impegnati in prima linea nella lotta al cancro.
Oggi il suo lavoro è incentrato nello studio dei meccanismi
cellulari e molecolari che controllano il differenziamento cellulare
e la formazione dei tessuti delle ossa e delle cartilagini sia
durante lo sviluppo embrionale, quando proprio i tessuti "nascono",
sia quando a seguito di una lesione nuovi tessuti spontaneamente
si formano andando a riparare quelli vecchi.
La comprensione di questi processi è fondamentale per perfezionare
le tecniche di coltura di questi tessuti e indirizzare la riproduzione
delle cellule prelevate dal paziente, ma anche per favorire, una
volta reimpiantati dal chirurgo, i processi del formarsi di nuovi
vasi sanguinei che vadano a nutrirli.
Cancedda ha messo a punto un sistema estremamente promettente
per far riprodurre cellule del midollo osseo, che contengono i
progenitori di tutti i tessuti connettivi, e a preservare la loro
capacità di dare origine a osso e cartilagine, impiantandole
su "impalcature" microporose di spugna e corallo che
si disintegrano man mano che le cellule crescono e lo rimpiazzano.
Sistema che, in parallelo con gli altri in fase di sviluppo nel
mondo, sarà alla base della rinnovata chirurgia ossea dei
prossimi anni.
Inoltre, sulla base di queste stesse ricerche sta portando avanti
anche studi sulla coltivazione in vitro dei tessuti per utilizzarli
in sostituzione dei volontari umani negli studi farmacologici finalizzati
ad esempio a verificare l'efficacia o la tossicità di un
nuovo farmaco.
In parallelo con gli altri ricercatori di tutto il mondo impegnati
nell'Ingegneria dei tessuti, gli sforzi di Cancedda e del suo gruppo
sono volti a perfezionare la comprensione e la gestione del processo
di coltivazione, e dell'individuazione dei materiali più adatti
e riassorbibili dall'organismo per le impalcature, per fornire
ai chirurghi un'altra tessera del grande mosaico che sta disegnando
la rivoluzione delle tecniche operatorie di intervento.
Ranieri Cancedda è nato a Genova nel 1945. Nella stessa
città si è laureato in Medicina e Chirurgia nel 1969,
dopo essere stato dal 1964 Studente interno del dipartimento di
Biochimica.
Dal 1969 al 1971 è stato Assitente sempre presso lo stesso
dipartimento e dal 1970 al 1971 Visiting Research Yellow presso
il Dipartimento di Ematologia dell'Università nigeriana
di Ibadan.
Dal 1972 al 1974, negli Stati Uniti, presso il dipartimento di
Microbiologia della facoltà di Medicina della Washington
University, ha ricoperto il ruolo di Research Associate.
A cavallo di questa esperienza, nel 1973, e sino al 1980 è stato
Assistente al II Istituto di Biochimica della II Facoltà di
Medicina dell'Università di Napoli.
Dal 1974 al 1980 è stato professore incaricato di Biologia
Generale presso la stessa Università. In questo periodo,
tra il 1977 e il 1978 è stato anche Visiting Scientist presso
il Roche Institute of Molecular Biology, negli Stati Uniti (New
Jersey).
Divenuto Professore Associato di Biologia Generale pressola II
facoltà di Medicina dell'Università di Napoli nel
1980, è rimasto in questa sede sino al 1984, ricoprendovi
anche negli anni 1983-1984 il ruolo di Direttore del Dipartimento
di Biochimica Cellulare e Molecolare.
Dal 1984 è rientrato nella sua città natale, Genova,
in qualità di Direttore del Laboratorio di Differenziamento
Cellulare dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro (IST),
carica che tutt'ora ricopre.
Presso l'università di Genova ha tenuto dal 1986 al 1994
come Ordinario la cattedra di Biologia Generale e dal 1994 ad oggi
quella di Biologia Cellulare.
Parallelamente, dal 1994 ad oggi è stato componente del
Consiglio scientifico ristretto del Centro di Biotecnologie Avanzate
(CBA) di Genova, Coordinatore del Dipartimento di Biotecnologie
in Oncologia dell'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro
(IST) di Genova, Istituto di cui dal gennaio 2001 è Vice
direttore scientifico. E ancora, nell'ambito delle numerose società scientifiche
di cui fa parte, dal 1990 al 1992 è stato Presidente della
Associazione Italiana di Biologia cellulare e del differenziamento,
e dal maggio 2000 ad oggi Presidente della European Tissue Engineering
Society.
Biotecnologia: come cambieranno le nostre abitudini secondo Ranieri
Cancedda.
Intervista realizzata a Genova nell'agosto del 2001
Biotecnologia.it - I prodotti e le possibilità che ogni
nuova tecnologia mette a disposizione dell'uomo lentamente, con
costanti spostamenti quasi impercettibili, ne modificano le abitudini
quotidiane. Questo è il fenomeno per cui anche solo a distanza
di pochi decenni le generazioni, le mode e i costumi sembrano essere
così differenti.
Le chiedo di immaginare per noi quali nuove abitudini, frutto diretto
o indiretto della biotecnologia, quasi impercettibilmente andremo
ad apprendere nei prossimi anni, come ridisegneranno il nostro
quotidiano modo di "essere uomini", e con quali nuovi
problemi ci confronteremo in seguito a queste nuove abitudini.
Cancedda - Limito la mia risposta alle biotecnologie
biomediche nel cui ambito svolgo la mia attivita' di ricerca.
Ritengo che in questo settore il futuro sia gia' incominciato.
I progressi della tecnologia biomedica ed il miglioramento delle
possibilità terapeutiche hanno esasperato la necessita'
dei clinici di disporre sia di tessuti da utilizzare nella chirurgia
ricostruttiva in quantità non limitanti, sia di metodologie
che, sfruttando le conoscenzedella moderna biologia, consentano
la riparazione di estesi danni tessutali.
In particolare la biologia cellulare, la cui più innovativa
applicazione consiste nell'ingegneria dei tessuti, ha portato a
stabilire un ruolo per molti fattori di crescita nel controllo
della proliferazione e del differenziamento di cellule specifiche
ed a migliorare le tecniche di coltura "in vitro" in
modo da consentire l'espansione selettiva di una precisa popolazione
cellulare.
La riparazione di tessuti danneggiati altrimenti difficilmente
riparabili o non riparabili puo' essere ottenuta ricostruendo e
trapiantando tessuti umani ottenuti prelevando cellule dal paziente,
espandendole in coltura e associandole con biomateriali riassorbibili
di natura diversa, sia di sintesi che d'origine estrattiva.
I primi tessuti ricostruiti "in vitro" e utilizzati
in terapia umana sono stati l'epidermide e gli altri epiteli stratificati.
Attualmente l'attenzione dei ricercatori si e' spostata sulla riparazione
della cartilagine e dell'osso per la quale esistono enormi potenzialità.
Altri esempi di terapia cellulare ed ingegneria dei tessuti ancora
in fase preliminare, riguardano la riparazione del tessuto muscolare
scheletrico e cardiaco, il trapianto di cellule endocrine specifiche,
l'espansione delle cellule del midollo osseo per successivo trapianto
in pazienti neoplastici dopo trattamenti ablativi, la coltura di
cellule endoteliali per il rivestimento di protesi vascolari, l'espansione
in vitro di cellule con potenziale neurorigenerativo.
L'associazione di cellule ottenute "ex vivo", e/o di
molecole biologicamente attive con materiali diversi ha gia' portato
e porterà sempre più alla produzione di una nuova
generazione di biomateriali trapiantabili.
Questi nuovi biomateriali possono essere ottenuti ed utilizzati
in quantità non limitanti.
Cellule coltivate "ex vivo" vengono utilizzate anche
per l'ingegnerizzazione di "organi artificiali ibridi" quali
rene, fegato e pancreas "artificiali".
E' facile prevedere che nei prossimi anni queste tecnologie, attualmente
disponibili solo a centri altamente specializzati, saranno sempre
piu' utilizzate nella comune pratica clinica.
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