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Renato Dulbecco

Un "cartografo" a San Remo

Ritratto esclusivo

1987: la comunità scientifica internazionale lancia il Progetto Genoma Umano; come coordinatore italiano viene scelto il professor Renato Dulbecco.
Obiettivo del Progetto Genoma è la "mappatura" dei circa 40 mila geni che compongono la molecola a doppia elica chiamata DNA, l'archivio delle informazioni a cui le cellule del copro umano attingono per decidere come comportarsi.
Per comprendere il senso del lavoro di mappatura dei geni umani occorre pensare a una strada con tante case in fila. L'unico modo per identificarne ciascuna è costruire una mappa facendo rilievi sulla strada e cercando punti di riferimento. Misurando la distanza tra un punto e un altro, e così via. Ogni casa è un gene, responsabile di alcune caratteristiche del funzionamento biologico dell'essere umano, e la strada è la molecola del DNA. Il DNA si può interrompere in punti precisi, facilmente identificabili, che creano i punti di riferimento sulla mappa.

Una volta identificate tutte le più di centomila case che si trovano in fila lungo la strada e assegnato loro una sorta di numero civico, per mezzo della mappa risultante i ricercatori possono dedicarsi allo studio delle singole case-gene e delle caratteristiche dell'uomo su cui hanno influenza. I medici poi si possono occupare di come sostituire una casa-gene responsabile di malfunzionamenti e malformazioni del corpo dell'uomo con nuove case-gene e di identificare, sulla base della presenza di certe specifiche case-gene, nel DNA di un paziente la sua predisposizione a sviluppare certe malattie.

Il Progetto Genoma Umano è relativo alla mappatura dei geni che compongono il DNA dell'uomo, ma parallelamente alcuni istituti di ricerca e alcune aziende commerciali hanno intrapreso analoghi lavori di mappatura della posizione dei geni in DNA appartenenti ad altre specie viventi. L'obiettivo delle società commerciali impegnate in questo lavoro è di poter vendere "atlanti e carte topografiche" a chi intende studiare il funzionamento dei singoli geni o a chi intende intervenire per modificare le case-gene allineate lungo la strada allo scopo di influenzare in maniera desiderabile il funzionamento di quella specie vivente.

L'Italia ha partecipato al Progetto Genoma Umano mappando alcune porzioni della "strada" su cui si trovano case-gene responsabili di malattie come le immunodeficienze congenite (malattie che fanno sì che una persona nasca senza difese contro le infezioni), come la distrofia muscolare (malattia che danneggia progressivamente i muscoli dell'individuo sino alla paralisi) e di malattie delle ghiandole surrenali che regolano lo sviluppo sessuale.

Il 12 febbraio 2001, grazie al contributo di aziende private e centri di ricerca pubblici, sono stati pubblicati i risultati della mappatura del genoma umano, aprendo la strada al successivo approfondimento da parte dei ricercatori delle caratteristiche delle singole case-gene, alla loro influenza sul funzionamento dell'intero organismo e sulla loro sostituibilità (manipolazione genetica, terapia genica).

Nato a Catanzaro nel 1914, da padre genovese e madre calabrese, Renato Dulbecco si è laureato in medicina a Torino con compagni di studi come Rita Levi Montalcini e Salvatore Luria (biologo italiano tra i fondatori della biologia molecolare, vincitore del Nobel nel 1969). Nel 1948, su invito di quest'ultimo che, ebreo, vi era emigrato negli anni del Fascismo, si trasferisce negli Stati Uniti al Salk Institute di La Jolla (California). In questo istituto nel 1960, studiando la capacità di alcuni virus di provocare tumori, contribuisce in maniera fondamentale alla comprensione dei meccanismi che alterano la regolazione della cellula in senso tumorale.
Nel 1972 si trasferisce a Londra come vicedirettore del Laboratorio Imperiale per la Ricerca sul Cancro e nel 1975, nello stesso anno in cui ne è insignito il poeta italiano Eugenio Montale, per le sue ricerche vince a parimerito con gli americani David Baltimore e Howard Temin il premio Nobel. Nel 1987 viene scelto come coordinatore italiano del Progetto Genoma Umano e nel 1989 torna al Salk Institute come presidente e direttore.
Il 1999 lo vede tra i co-conduttori del festival di San Remo, dove per la prima volta il vasto pubblico italiano fa conoscenza di uno dei volti della ricerca genetica e biotecnologia del nostro Paese.
Oggi vive tra Lugano (dove abita quando lavora a Milano) e La Jolla.

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