Michele
Garufi
Biotecnologia?
Non è necessario fare tutto da soli
Ritratto esclusivo
Michele Garufi è un interessante esempio del tipo
di manager della ricerca di cui abbisogna la biotecnologia italiana.
Un uomo capace di aiutarci a comprendere, col suo esempio, il modo
in cui la forte ricerca di base del nostro paese può trasformarsi
in solido progetto imprenditoriale anche senza budget faraonici
e soprattutto senza strappare i ricercatori di base dalle università per
trapiantarli in strutture aziendali in cui spesso non amano andare.
Un uomo che incarna l'idea che per sviluppare una realtà imprenditoriale
biotecnologica non è necessario fare tutto da soli.
Ma andiamo con ordine, partendo da lontano. Perchè quella
di Garufi è una storia costellata di tanti personaggi.
Antefatto
1998 - Robert Furchogott, Louis Ignaro e Ferid Murad vengono insigniti
a ex aequo del premio Nobel per la medicina per le loro ricerche
indipendenti sulle proprietà di una molecola, l'ossido nitrico
(o ossido di azoto), che hanno scoperto essere coinvolta in numerosi
processi cellulari del corpo umano tra cui l'induzione della dilatazione
dei vasi sanguinei.
Conosciuto sin dalla metà del 1800 per i suoi buoni risultati
nella cura dei sintomi dell'angina pectoris, è nel 1986
che, grazie agli studi dell'hondurenio trapiantato in Inghilterra
Salvador Moncada, l'ossido nitrico si impone all'attenzione della
ricerca medica.
Sul finire degli anni ottanta, Robert Furchogott, ricercatore
newyorkese impegnato nella sperimentazione degli effetti di una
serie di sostanze sulle pareti vascolari, osservando come uno stesso
farmaco producesse a volte un effetto di rilassamento mentre altre
volte un effetto di spasmo, ipotizzo la possibile esistenza di
una qualche molecola mediatrice capace di regolare il rilassamento
delle cellule muscolari lisce, chiamandola con il nome provvisorio
di E-drf (E-derived relaxing factor).
Qualche anno dopo gli americani Louis Ignaro e Ferid Murad, valendosi
delle ricerche di Moncada, scopriranno che questa molecola mediatrice
altro non era che una piccola molecola gassosa (NO) composta di
azoto (N) e ossigeno (O).
Tra le curiose caratteristiche della piccola molecola sin da subito
si segnalano ai ricercatori quelle di essere apparentemente molto "fragile",
durando allo stato libero pochissimi secondi prima di trasformarsi
legandosi ad altri composti presenti nell'ambiente, eppure, prodotta
naturalmente attraverso processi di sintesi da parte del corpo
umano tuttora arcani, di essere presente e importante in un numero
di processi dell'organismo maggiore di qualsiasi altra molecola
organica.
Man mano che gli studi sulla molecola procedono ne vengono individuate,
talvolta senza una completa comprensione dei meccanismi, effetti
di protezione delle mucose gastriche, di protezione sul cuore,
nella regolazione della pressione sanguinea attraverso la regolazione
della dilatazione dei vasi, nella protezione dalle malattie coronariche,
nell'inibizione dell'aggregazione piastrinica e forse della trombosi.
E ancora un suo ruolo come importante neurotrasmettitore in molti
nervi che afferiscono a organi differenti e forse a livello cerebrale
con implicazioni sui processi della memoria, effetti anticancro
grazie alla sua capacità di rallentare la crescita delle
cellule tumorali e in determinati casi di indurre la morte delle
cellule cancerose, come regolatore della sensazione di dolore,
e molti altri ancora.
Un numero di implicazioni elevatissimo probabilmente per il fatto
che trattandosi di una molecola molto piccola e molto semplice,
costituita da due tra gli elementi più diffusi in natura,
finisce per essere "mattone" per processi tra loro anche
molto differenti.
E' di fronte a queste affascinanti caratteristiche che alla fine
del 1993 Piero Del Soldato, un biologo milanese che si era messo
in proprio da qualche anno costituendo una sua società di
ricerche a contratto dopo aver lavorato all'Italfarmaco e alla
Pierrel, cercando un modo per ridurre gli effetti collaterali che
farmaci di grande diffusione come gli analgesici e gli antinfiammatori
causano alla mucosa gastrica e adocchiando le proprietà in
tal senso dell'ossido nitrico, ideò una tecnica per "agganciare" ad
altre molecole (grazie ad un ponte chimico di sua invenzione) un
radicale NO3, capace di rilasciare lentamente nell'organismo il
famoso ossido nitrico.
Con questa scoperta, Piero Del Soldato rendeva possibile sia la
riduzione degli effetti collaterali negativi sull'apparato gastrico
di numerosi tra i più diffusi farmaci in commercio, sia
qualcosa di commercialmente molto molto interessante. Una molecola
brevettata (come quella di un qualunque farmaco di successo in
commercio) una volta trasformata in un'altra molecola dotata di
accresciute caratteristiche terapeutiche, come nel caso dell'aggiunta
del radicale NO3, può essere brevettata da qualcun altro.
1994. A Milano, in zona Loreto, nella cucina di Elizabeth
(Betsy) Robinson Rovelli (una ricercatrice americana laureata al MIT approdata
in Italia per ragioni di cuore), nel corso di una cena, Del Soldato
espone alla padrona di casa e a Michele Garufi, un collega conosciuto
durante una comune esperienza all'Italfarmaco, la sua idea di "reinventare" e
brevettare alcuni farmaci di grande diffusione come l'aspirina.
Garufi è subito colpito dalla bontà dell'idea e,
da questo punto in poi, la sua entrata in scena si dimostrerà fondamentale
per trasformare un'ottima intuizione scientifica in una concreta
realtà industriale.
Michele Garufi
Michele Garufi nasce a Milano nel 1955 dove si laurea con lode
nel 1977 in Chimica e tecnologia farmaceutica. Dopo la laurea,
nel 1978 entra come direttore tecnico in una delle sussidiarie
italiane del gruppo farmaceutico francese Lipha, dove rimane sino
al 1982.
Nel 1983 è per un anno assistente del presidente della Medea
Research, e poi dal '84 all''88 assistente del General Manager
della Poli Chimica.
Dal 1988 al 1992 diviene direttore della divisione International
della Italfarmaco, dove stringerà amicizia con Piero Del
Soldato.
Dal 1992 al febbraio del 1996 è vice presidente della divisione
International e director of licensing della Ricordati Italia, dove
conosce la Robinson, oltre che Managing Director della sussidiaria
spagnola della stessa società.
Nel 1996, a seguito della famosa cena, raccogliendo circa un miliardo
di lire di risparmi insieme agli amici Del Soldato e Robinson,
si licenzia, fonda con i due una società che prende il nome
da una abbreviazione dell'ossido nitrico - NicOx - di cui si propone
di sfruttare le caratteristiche, e arreda a Milano un ufficio con
mobili di seconda mano per cercare capitali di ventura per far
partire la società.
Da quel momento inizia per Garufi, fisico sportivo e prolungata
abbronzatura da ex vicecampione italiano nei 100 dorso (nel 1972)
e maratoneta (3 ore e 32 minuti a New York nel 1987), una vera
e propria maratona per trovare quelle alcune decine di miliardi
che ci vogliono per sviluppare una nuova molecola.
Da un lato in quegli anni correva il peggior momento della farmaceutica
nazionale, dall'altro nessun investitore professionista italiano
sembrava avere voglia di mettere soldi nella ricerca di una molecola.
Forti dell'esperienza della Robinson, americana di origine e con
una esperienza alle spalle nello start up di Genzyme, una azienda
biotecnologica USA di grandissimo successo, i tre allora partono
per San Francisco. Volo in classe economica e albergo a due stelle.
Negli Stati Uniti l'interesse dei venture capitalist si dimostra
immediato per finanziare una società che, con i più di
290 brevetti che possedeva sull'aggancio del radicale NO3 a qualunque
nuova molecola e sulla regolazione del rilascio lento di ossido
nitrico nell'organismo, dimostrava di avere non solo le potenzialità per
produrre uno o due farmaci ma la tecnologia per monopolizzare una
intera classe di nuove potenziali sostanze.
Questa caratteristica è infatti quella di un certo numero
di aziende biotech USA tra le più apprezzate dagli investitori.
Quelle che possiedono come si suol dire una "piattaforma tecnologica
proprietaria", ossia un certo numero di brevetti su alcuni
meccanismi di base per intervenire e modificare il funzionamento
cellulare e che hanno, come la NicOx, quasi tutte nomi legati alla
classe di proteine, ormoni, peptidi, e acidi nucleici sui sistemi
di regolazione dei quali possiedono i diritti brevettuali.
Le offerte dei venture capitalist americani ai tre tuttavia sono
tutte quante vincolate dall'iniziare le attività della società in
territorio USA, sia per questioni legali-fiscali sia per poter
esercitare un maggior grado di controllo sull'andamento della società.
E i tre, non potendo per ragioni familiari accettare questa condizione,
tornano in Italia a mani vuote.
In Europa l'unico paese con un sistema di venture capitalist paragonabile
a quello americano era in quegli anni l'Inghilterra, ma anche per
questa comunità finanziaria era fondamentale la causola
del trasferimento delle attività in territorio britannico.
Dietro suggerimento di un amico, ex manager Sanofi che era stato
amministratore delegato di uno start up del settore, Garufi si
rivolge allora alla più vicina Francia dove riesce a conquistarsi
l'interesse di tre fondi di venture capital: Apax partner, European
medical ventures e Soffinova.
In cambio di una cifra inferiore ai 4 miliardi di lire i tre soci
fondatori della NicOx cedono ai fondi di venture capital il 58%
della società e accettano di trasferirne la sede in territorio
francese.
La scelta cade allora su un parco scientifico come Spophia Antipolis,
vicino Nizza, in Costa Azzurra, sia per gli sgravi fiscali per
le imprese innovative di cui gode la regione, sia per le infrastrutture
alla ricerca presenti nel parco e sia per la relativa vicinanza
con la sede naturale dell'azienda a Milano, da cui i tre cominceranno
a fare la spola.
Ben consigliato da alcuni amici, Garufi anziché trattare
strenuamente su cifre e percentuali con i fondi riesce a far inserire
nell'accordo una clausola che rimetta a terzi la valutazione della
società in occasione del secondo round di finanziamenti.
I primi 4 miliardi, saggiamente spesi con parsimonia (tagliando
le spese all'osso e sospendendo gli stipendi dei fondatori) vengono
diluiti nel tempo in modo da arrivare alla scadenza del secondo
round di finanziamenti nel luglio 1997 senza avere l'acqua alla
gola.
Nel frattempo Garufi contatta anche altri fondi di investimento,
con l'obiettivo di far salire la valutazione della società che
passa dalla stima dei tre iniziali fondi di 9 milioni di dollari
a quella dei nuovi soggetti contattati di 25-30.
I tre soci pagheranno in quote delle restanti azioni in loro possesso
i 5 milioni di dollari (una decina di miliardi di lire) necessari
al secondo round di finanziamenti e un aumento della valutazione
della società significa dover cedere ai nuovi soggetti contattati
(i francesi di Paribas e gli svedesi di Healtcap) una quota minore
in cambio degli stessi 5 milioni di dollari.
La valutazione era considerevolmente più alta rispetto ad
un anno e mezzo prima perché la ricerca era andata avanti
bene e stavano cominciando a stringersi con diverse società farmaceutiche
accordi di commercializzazione in cambio di royalty sul venduto.
I tre fondi che hanno fornito il carburante iniziale subito sembrano
prendere a male questa ricerca di altri finanziamenti presso soggetti
diversi da loro, poi questioni di opportunità fanno cambiare
loro opinione.
NicOx e una società di diritto francese e Paribas uno dei
più importanti istituti di credito di quel paese, il che
non può che riflettersi positivamente sulla credibilità della
società in occasione della futura quotazione in borsa, fulcro
dell'interesse di tutti i venture capitalist che rivendendo in
quell'occasione le loro partecipazioni incassano i profitti della
loro attività.
Quanto al fondo svedese Healthcap, questo ha tra i suoi finanziatori
la società farmaceutica Astra Zeneca, con la quale guarda
caso la NicOx, grazie a Garufi, ha appena stretto un accordo di
commercializzazione di uno dei suoi nuovi farmaci.
I nuovi e i vecchi finanziatori alla fine trovano un accordo.
La società viene valutata 20 milioni di dollari, ma a fronte
della richiesta di 5 milioni di dollari avanzata da Garufi rilanciano,
per mantenere gli equilibri azionari tra di loro, con un offerta
di 7 milioni in cambio ovviamente di una fetta più grande
delle azioni in possesso ai tre fondatori.
I due milioni di dollari in più portano la quota dei soci
da un previsto 33 % a un 28%.
Dopo i finanziatori è il momento degli accordi commerciali.
Una società di ricerca delle dimensioni della NicOx non
ha ovviamente le dimensioni per commercializzare direttamente in
tutto il mondo i prodotti di larga diffusione che aspira a realizzare.
Come per molte altre start up biotecnologiche la strada passa attraverso
lo stringere accordi commerciali con grosse case farmaceutiche
che acquistino i frutti della ricerca, producano su vasta scala
i prodotti e li distribuiscano tramite la loro consolidata rete
di distribuzione mondiale in cambio di royalty sul venduto.
Un primo accordo Garufi lo stringe come accennato con Astra Zeneca
per aggiungere l'ossido nitrico a molecole di antinfiammatori di
sua proprietà.
L'accordo vuole che Astra paghi degli upfront payment a differenti
stadi di avanzamento delle ricerche per un ammontare iniziale di
2 milioni di dollari (e sino ad un totale di 37) e che riconosca
una royalty del 12% sulle vendite del prodotto finito.
In questa fase l'abilità di Garufi si dimostra nell'accettare "soltanto" 2
milioni di dollari di upfront payment ma nello strappare un 12%
sulle vendite contro un 10% proposto da Astra.
In prospettiva un 2% in più su un mercato enorme come quello
degli antinfiammatori (circa 1,5 miliardi di dollari all'anno)
significa parecchio, e su queste attese di utili per NicOx si baserà l'accoglienza
più o meno calda che il mercato azionario riserverà all'azienda
all'atto della quotazione consentendogli di reperire ulteriori
fondi.
Un successivo accordo viene stretto con Bayer per "aggiornare" uno
dei suoi farmaci di più grande successo: l'antidolorifico
con virtù di difesa del cuore Aspirina. L'obiettivo del
nuovo prodotto sviluppato dalla NicOx per Bayer è quello
di conquistarsi un 15% di un mercato mondiale delle aspirine che
ammonta a 5 miliardi di dollari annui.
Oltre ad un NitroNaprossene (antiinfiammatorio) in sviluppo per
Astra e a una NitroAspirina, la società porta avanti lo
sviluppo di sei altri farmaci in maniera indipendente, di cui uno
tra i più promettenti, che come per gli altri unisce alle
qualità dell'esistente flubiprofen quelle dell'ossido nitrico,
per combattere l'incontinenza urinaria.
Nel tessere gli accordi e progettare insieme ai due soci la struttura
dell'azienda, Garufi sceglie una strada estrememente interessante,
convinto del fatto che in biotecnologia non è necessario
fare tutto da soli.
Per tenere bassi i costi organizza una azienda "virtuale" con
solo una quarantina di dipendenti, puntando a infrastrutture minime,
gestendo all'interno solo le fasi di sintesi chimica, project management
e gestione delle collaborazioni, e mettendo sotto contratto per
le altre fasi di ricerca 80 tra i migliori laboratori pubblici
internazionali dove viene studiato l'ossido nitrico.
Si garantisce così l'apporto di nomi prestigiosissimi della
ricerca difficilmente o a prezzi troppo elevati disposti a lasciare
l'insegnamento universitario per entrare in una realtà aziendale,
o a trasferirsi.
Ci riesce anche inserendo nel consiglio scientifico e nel consiglio
di amministrazione della società i più importanti
ricercatori e nobel che si occupano di studi affini agli interessi
della NicOx.
Nel 1999 i tempi sembrano maturi per portare la NicOx sui mercati
azionari, raccogliere nuovi fondi e permettere ai venture capitalist
di vendere in toto o in parte le loro quote e incassare i loro
guadagni. Come società di diritto francese, il mercato di
rifermento è il Nouveau Marché di Parigi, il più anziano
dei listini high grouth del circuito europeo, nato nel 1996 e attualmente
con circa 115 società quotate.
Il titolo della NicOx viene ammesso alle quotazioni in novembre
e subito dagli iniziali 20 euro comincia a salire, sino a superare
i 50 euro per poi attestarsi intorno ai 40. Il buon andamento risente
del contemporaneo boom sul mercato americano Nasdaq dei titoli
biotech, del buon progresso delle ricerche e del fatto che le probabilità di
successo nello sviluppo dei nuovi prodotti sono un po' più alte
che in altri casi, perché l'azienda non sperimenta qualcosa
di totalmente nuovo ma modifiche di farmaci esistenti e ampiamente
diffusi.
Nel 2001, con prospettive di pareggio atteso per il 2004, anno
di commercializzazione dei suoi primi farmaci, la NicOx si rivolge
nuovamente al mercato azionario francese per un aumento di capitale
che alla fine lascerà in mano ai tre soci e ai dipendenti
un 13% delle azioni.
I circa 50 milioni di dollari raccolti serviranno per l'apertura
Milano di un nuovo centro di ricerche in cui saranno impegnate
una cinquantina di persone. Pur mantenendo la sede a Sophia Antipolis
in qualche misura la società "torna a casa", in
quell'Italia da cui ha dovuto allontanarsi per iniziare a muovere
i suoi primi passi biotecnologici.
[ inizio pagina ]
|