Leonardo
Santi
Cancro e Biotecnologia
Ritratto ed intervista esclusiva
E' uno dei più importanti ricercatori italiani nel campo
della lotta ai tumori. A lui fu affidata una delle due prime cattedre
universitarie di Oncologia Sperimentale istituite in Italia alla
metà degli anni settanta (la sua presso l'Università di
Genova e un'altra presso l'Università di Bologna, affidata
al professor Giorgio Prodi).
Dopo aver fondato l'Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova (IST) è stato
il padre del Centro per le Biotecnologie Avanzate di Genova (CBA) che oggi assorbe
la maggior parte del suo tempo e di cui è presidente. La ricerca di frontiera
nella lotta contro il cancro passa infatti oggi inevitabilmente per la biotecnologia.
Per la sua esperienza in quest'ultimo campo e al sua sensibilità di
medico è anche presidente del Comitato Nazionale per la
Biosicurezza e le Biotecnologie della Presidenza del Consiglio
dei Ministri, un organismo preposto ad assistere il Governo Italiano
nelle scelte sulla sicurezza delle applicazioni biotecnologiche.
A livello europeo è l'unico membro italiano del Life Science
High Level Group, il gruppo di super esperti che assiste la Comunità europea
nelle scelte in fatto di scienze della vita, un ruolo chiave per
contribuire alla costruzione del futuro che ci aspetta come frutto
diretto o indiretto della biotecnologia e per garantirci la sicurezza
di questo futuro.
Tra le molte altre importanti cariche che ricopre a livello nazionale
ed internazionale (una per tutte la presidenza dell'International
Society for Preventive Oncology), Leonardo Santi è anche
Direttore del Dipartimento di Oncologia, Biologia e Genetica dell'Università di
Genova e direttore della scuola di specializzazione della stessa
università.
Cancro, Tumore, Neoplasia sono termini intercambiabili sia in
gergo tecnico che in quello popolare per descrivere uno stesso
fenomeno.
Per comprenderlo è utile partire da quell'unica cellula-uovo
fecondata da cui ha origine prima il feto poi il bambino e in fine
il nostro corpo adulto. In quella cellula uovo fecondata sono contenute
(nel suo DNA) tutte le istruzioni genetiche che serviranno poi
alle cellule, per esempio, dell'occhio per comportarsi come cellule
dell'occhio o alle cellule del fegato per comportarsi come cellule
del fegato.
Anche intuitivamente appaiono evidenti le differenze di forma e
comportamento tra le cellule di un occhio e quelle del fegato.
Come è possibile una così grande diversità a
partire da un'unica cellula-uovo fecondata di origine?
Nel corso della gestazione nel grembo materno e poi fuori da esso,
quella originale singola cellula-uovo fecondata continuerà a
moltiplicarsi e le cellule che genererà si specializzeranno
andando a "leggere" solo una parte delle istruzioni del
DNA in loro contenuto sino ad assumere forme e comportamenti così differenti
come appunto quelli delle cellule dell'occhio e del fegato.
I processi che regolano questa "lettura" selettiva del
DNA che a sua volta regola il comportamento delle diverse cellule
del nostro corpo sono oggetto di studio della biologia molecolare
e di intervento della biotecnologia.
Nel cancro, alcune cellule del nostro organismo come si suol dire
impazziscono, ossia iniziano a non leggere più correttamente
e solo quella porzione di istruzioni del DNA che ne codificano
l'ordinario e regolare funzionamento. E, peggio ancora, le cellule
cancerose iniziano a crescere in modo discontinuo e a disseminarsi
in altre parti dell'organismo (processo Metastasico), insensibili
ai processi di regolazione dell'organismo che in condizioni ordinarie
guidano il normale ricambio cellulare.
Nella storia della lotta al cancro la prima generazione dei trattamenti
terapeutici, tuttora impiegati, si è indirizzata verso l'obiettivo
di distruggere le cellule cancerose comparse nell'organismo, attraverso
diverse strade tra cui l'asportarle chirurgicamente, l'avvelenarle
chimicamente (chemioterapia) e il distruggerle sottoponendole a
radiazioni (radioterapia), con non pochi problemi derivanti dai
danni inflitti anche alle cellule sane dell'organismo nel corso
del trattamento.
L'accrescersi delle conoscenze della biologia molecolare e delle
tecniche della biotecnologia per influire selettivamente sul processo
di "lettura" delle porzioni di DNA da parte delle cellule
viventi ha permesso di iniziare a sviluppare una nuova via di intervento
contro il cancro definita terapia biologica, consistente nel cercare
di riportare le cellule malate alla "lettura" delle porzioni
corrette del loro DNA con la conseguenza di riportarle ad un comportamento
normale.
Nel Centro di Biotecnologie Avanzate di Genova diretto
da Leonardo Santi le attività di ricerca si concentrano infatti sul
comprendere i processi di differenziazione cellulare e di espressione
di porzioni specifiche del patrimonio genetico cellulare e sullo
sviluppare tecniche per influenzarli.
Da questo tipo di studi emergono conoscenze e tecniche terapeutiche
di rilievo importanti non solo per la lotta al cancro ma anche
per l'affermarsi della rivoluzione che la biotecnologia sta portando
e porterà nella medicina dei prossimi anni.
Dalla comprensione dei meccanismi che regolano quella che prima
abbiamo chiamato "lettura" di porzioni di DNA e che tecnicamente
si chiama espressione genica, proprio a partire dal Centro di Genova,
sono arrivati ad esempio importanti contributi in merito alla ricostruzione/riparazione
di tessuti umani come le ossa.
Per questo motivo Leonardo Santi e il suo CBA, con il patrimonio
di ricercatori di fama internazionale che ne fanno parte, costituiscono
uno degli elementi di maggior eccellenza della ricerca di applicazioni
cliniche della biotecnologia in Italia.
Leonardo Santi è nato a Pisa il 3 aprile del 1926, e sin
da piccolo, figlio di un medico, ha dimostrato una precoce passione
e interessamento per quella che allora era ancora una malattia
terribile, misteriosa e incurabile. In famiglia si racconta ancora
l'episodio accaduto a Pisa, nella piazza del Duomo e della Torre
famosa nel mondo, quando bambino, nel suo vestito alla marinara
come usava allora, dichiarò solennemente che, "da grande",
avrebbe costruito "un immenso ospedale per uccidere il cancro".
Nel 1952 si laurea a Genova in Medicina e Chirurgia con una tesi
sulla diagnosi precoce dei tumori, per specializzarsi poi in Oncologia
presso le università di Pavia e di Genova, divenendo da
allora genovese d'adozione.
Dopo la laurea il suo sogno di bambino di costruire un ospedale
per uccidere il cancro (che si concretizzerà con la realizzazione
del IST) incomincia a muovere i primi passi presso il minuscolo,
artigianale Centro Tumori nei complessi ospedalieri del capoluogo
ligure che in quegli anni avevano ancora sede a Pammatone, nel
pieno centro storico, eredi di un glorioso passato intessuto di
pestilenze, epidemie di colera, febbri tifoidee.
Danneggiato in maniera irreparabile durante i bombardamenti Alleati
avvenuti nell'ottobre del 1942, come tutto il complesso ospedaliero
di cui faceva parte, e ricostruito nel dopoguerra nel Centro Tumori
lavoravano in quegli anni pochi giovani medici volontari, fra i
quali Leonardo Santi, destinato a divenirne in breve direttore.
Insieme alla sezione genovese della Lega Italiana per la Lotta
contro i Tumori e successivamente con la scuola di Perfezionamento
in Oncologia diretta dal professor Ajello il Centro Tumori costituiva
in quei tempi una sorta di avamposto impegnato tenacemente a cercare
di capire le cause e prevenire tante forme tumorali che colpivano
soprattutto i lavoratori portuali della città troppo spesso
a contatto con materiali come l'amianto allora non ancora classificati
come "materiali a rischio".
Nell'ambito di queste realtà nel 1955 vide la luce il Centro
per lo studio e la profilassi dei tumori professionali, un presidio
sanitario presso il Porto di Genova in cui Santi, vincitore di
una borsa di studio, era impegnato quotidianamente come medico
nell'attività diagnostica e preventiva con i lavoratori
portuali e come ricercatore andava formandosi l'idea dell'origine
ambientale di numerose delle forme tumorali che riscontrava nei
suoi pazienti.
In quegli anni il fattore ambientale, e quindi la possibilità di
prevenzione tramite strumenti di controllo capillare ed esteso
a intere popolazioni di lavoratori, come causa primaria dell'insorgenza
di tumori, pur presente all'attenzione della comunità scientifica,
non godeva ancora dell'attenzione oggi attribuitagli, e Santi ne
divenne ben presto uno dei più stimati ricercatori.
Da allora dovranno passare ben trent'anni, anni di attività clinica
in prima linea, di ricerche, di pubblicazioni, di insegnamento
universitario, di impegno personale nel realizzare e nell'organizzare
attività di ricerca e prevenzione per giungere sino a quel
1980 in cui dopo interminabili difficoltà vedrà la
luce l'ospedale "per uccidere il cancro" sognato da Santi
bambino nella sua natale Pisa: l'Istituto Nazionale per la Ricerca
sul Cancro di Genova (IST).
Si tratterà di un ospedale "speciale", dove i
malati ricoverati possono essere inseriti in protocolli di trattamenti
terapeutici innovativi da diffondere poi agli altri ospedali, un
ospedale dove l'interazione tra medici e ricercatori ha consentito
la messa a punto di nuove tecniche di trattamento dei tumori di
cui poi ha beneficiato l'intero Sistema Sanitario Ospedaliero Nazionale.
E sarà poi l'IST stesso dopo essere divenuto sotto la guida
di Santi un centro riconosciuto a livello internazionale , insieme
all'Università di Genova, al C.N.R., all'Istituto Gaslini,
a rilanciare più in là il sogno del bambino pisano,
realizzando il Centro per le Biotecnologie Avanzate di Genova in
cui concentrare le attività di ricerca più avanzata
incominciate con l'avvento negli anni novanta della biotecnologia.
Biotecnologia: come cambieranno le nostre abitudini secondo Leonardo
Santi.
Intervista realizzata a Genova alla fine di febbraio del 2001
Biotecnologia.it - I prodotti e le possibilità che ogni
nuova tecnologia mette a disposizione dell'uomo lentamente, con
costanti spostamenti quasi impercettibili, ne modificano le abitudini
quotidiane. Questo è il fenomeno per cui anche solo a distanza
di pochi decenni le generazioni, le mode e i costumi sembrano essere
così differenti.
Le chiedo di immaginare per noi quali nuove abitudini, frutto diretto
o indiretto della biotecnologia, quasi impercettibilmente andremo
ad apprendere nei prossimi anni, come ridisegneranno il nostro
quotidiano modo di "essere uomini", e con quali nuovi
problemi ci confronteremo in seguito a queste nuove abitudini.
Santi - La biotecnologia ha già influito e continuerà sempre
più a influire sui comportamenti dell'uomo.
Elemento cruciale, anche se non considerato sinora in modo approfondito, è l'aspetto
culturale che si riflette sul modo di pensare e quindi sui comportamenti
non solo delle attuali generazioni ma ancor più in futuro.
La biotecnologia, a differenza di altre attività scientifiche
e tecnologiche, ha per scopo la modifica del patrimonio genetico
di esseri viventi e quindi accentua il processo che caratterizza
la scienza moderna nel passaggio dalla osservazione dei fenomeni
che avvengono in natura alla possibilità di modificare esseri
viventi per cambiare talune caratteristiche specifiche di piante,
animali o dell'uomo in base a programmi ben identificati a priori.
Queste possibilità si traducono quindi da un lato in un
effetto culturale in base alla convinzione che l'uomo possa ottenere
tutto, dall'altro vi è invece la consapevolezza che ogni
nuova possibilità scientifica apre uno scenario nuovo su
cui indagare e quindi, dovendo riflettere, sulla relatività delle
nostre conoscenze.
In base a queste considerazioni si impone sempre più l'esigenza
di un orientamento culturale in grado di coniugare questa contraddizione.
I nostri comportamenti infine saranno certamente influenzati dalle
scoperte scientifiche.
La scienza nel corso degli anni ha sempre modificato l'organizzazione
e l'assetto sociale della collettività. La attuale possibilità di
avere alimenti a più buon prezzo o integrati con sostanze
nutrienti, di ottenere medicamenti meno tossici e più personalizzati,
e disinquinare l'ambiente o produrre nuove fonti energetiche, sono
certamente fattori che determineranno comportamenti diversi nei
prossimi 3-5 anni.
Siamo ora all'inizio di una rivoluzione scientifica che prospetta
risultati eccezionali ed è per questo, proprio perché ci
troviamo in una fase di precisazione di tanti problemi che si sono
affacciati prepotentemente alla ribalta, che in questo periodo è indispensabile
verificare i riflessi che ogni nuova scoperta potrà avere
sulla salute, sull'ambiente, sul rapporto di convivenza tra i popoli,
specie tra quelli più ricchi e quelli più poveri.
Solo un'attenta valutazione di queste problematiche potrà affrancare
la biotecnologia da timori e preoccupazioni.
Questo processo si compie quindi, anche in questo caso, seguendo
il metodo scientifico e quindi con una rigorosa sperimentazione,
con un confronto tra soggetti diversi e con una costante informazione
dell'opinione pubblica.
La ricerca scientifica in questi ultimi anni ci ha fatto conoscere
risultati impensabili sino a pochi anni or sono.
E' quindi difficile, se non impossibile, fare previsioni se non
per quanto riguarda lo sviluppo delle conoscenze attuali che dovrebbero
consentire la piena realizzazione degli obiettivi che ho indicato
in premessa, tra cui la tutela della salute, specialmente per quanto
riguarda la prevenzione di molte gravi malattie, l'eliminazione
di sostanze tossiche ambientali e il miglioramento dell'alimentazione,
avendo presente che le biotecnologie sono un mezzo importante anche
per salvaguardare alimenti tipici di quel particolare territorio
e per garantire, nel tempo, il patrimonio di biodiversità ambientale,
animale e dell'umanità.
Queste prospettive, che non sono ipotesi cervellotiche ma possibilità reali,
incideranno vieppiù sulla mentalità e sui comportamenti
dei giovani che potranno così sviluppare atteggiamenti correlati
a ideali concreti se la scienza produrrà nuove conoscenze,
nuove possibilità applicative ma, nello stesso tempo, con
una responsabile valutazione sui risultati delle ricerche.
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